Tutto sul Dalai Lama

Pubblicato il 21 giugno 2026 alle ore 19:39

 

TIBET 

di Lorenza Marini 


Accompagno spesso gruppi in Tibet. Spesso mi chiedete del Dalai Lama, ma è un argomento che in territorio cinese è vietato trattare. Per questo ho deciso di scrivere, approfondire e creare contenuti dedicati anche su YouTube, Instagram, TikTok e in una puntata specifica del mio podcast su Spotify.


Ecco i fatti che non ti dicono.


Il sistema dei Tulku


Il riconoscimento del Dalai Lama non è una scelta democratica, ma un complesso sistema teologico di identificazione dei Tulku, esseri che scelgono coscientemente di rinascere per aiutare gli altri.


Il sistema di scelta: il riconoscimento del Tulku


Il processo non è casuale. Alla morte del Dalai Lama, i Reggenti e l'Alto Clero iniziano una caccia meticolosa.
Cercano segni lasciati dal defunto prima di spirare, come la direzione in cui volge il viso o anomalie nelle nubi sopra il monastero. Si consultano oracoli, primo tra tutti il Nechung, che entra in trance per indicare la direzione della ricerca.


Il cuore della ricerca è il lago Lhamo La-tso.

I Lama ci si recano in meditazione profonda aspettando visioni: immagini del paesaggio, di una casa, di un particolare tetto o di un dettaglio geografico che conduca al bambino.

Quando trovano candidati che corrispondono alle visioni, iniziano i test: presentano ai bambini vari oggetti, alcuni appartenuti al defunto, altri copie. Il bambino deve scegliere senza esitazione quelli autentici.

Il riconoscimento del quattordicesimo Dalai Lama avvenne proprio così: il piccolo Tenzin Gyatso riconobbe immediatamente il rosario e il bastone del predecessore tra molti altri.


La vita a Lhasa:

Potala e Norbulingka


Prima del 1959, il Dalai Lama viveva seguendo il ritmo delle stagioni in due poli opposti.


Inverno: Potala Palace. SE VENITE CIN ME A OTTOBRE LO ANDRMEO A VISITARE INSIEME.
Una cittadella fortificata, il centro nevralgico del potere teocratico. Era una città nella città, con oltre mille stanze, biblioteche sterminate, cappelle e appartamenti privati dove il Dalai Lama studiava testi sacri e gestiva gli affari di Stato. Era il simbolo dell'autorità temporale e spirituale, isolato e maestoso sulla collina.


Estate: Norbulingka, il Parco dei Gioielli e oggi un museo perfettamente conservato. Situato a pochi chilometri da Lhasa, era la residenza estiva. Qui il clima era più mite. Il Dalai Lama si spostava con una processione solenne. A differenza della severità del Potala, il Norbulingka era circondato da giardini rigogliosi, fontane e laghetti. Qui viveva con una dimensione più umana, riceveva delegazioni straniere e si occupava dei giardini, una delle sue passioni.


La vita quotidiana era scandita da una disciplina ferrea: sveglia all'alba, preghiere, studi di dialettica buddista sotto la guida dei precettori, e udienze amministrative. Non era un eremita, ma il capo di una nazione in un complesso equilibrio tra Cina, India e Nepal.


Oggi: l'attesa in Tibet


In Tibet il tempo sembra essersi fermato in una dimensione di attesa sospesa. Nei palazzi di Lhasa, il trono del Dalai Lama rimane vuoto, ma è onorato come se egli fosse ancora lì. È comune, entrando in certe stanze private o cappelle, trovare il suo posto preparato con una tazza di tè caldo, fiori freschi o offerte di cibo ogni mattina.

La popolazione tibetana non considera il suo esilio definitivo: pregano per il suo ritorno, mantenendo viva la convinzione che la sua presenza, anche se assente fisicamente, governi ancora il destino del popolo. Il vuoto sul trono è la protesta più silenziosa e potente che esista.


La fuga e l'esilio


Il 17 marzo 1959, la tensione a Lhasa esplode. L'esercito cinese ha ormai occupato il Tibet e il palazzo del Norbulingka è sotto il tiro dell'artiglieria.

Per evitare la cattura, il Dalai Lama si traveste da soldato semplice tibetano, sfilandosi la veste color zafferano.

Inizia una marcia disperata di 14 giorni attraverso i passi dell'Himalaya, braccato dai cinesi e sfidando climi proibitivi.

Raggiunge infine l'India, dove riceve asilo politico dal governo di Nehru. Si stabilisce a Dharamsala, in una zona montuosa che diventerà la Piccola Lhasa. Da quel giorno, non ha mai più fatto ritorno nella sua terra.


La vita in esilio


Dharamsala è oggi il centro

del governo tibetano in esilio.

Qui il Dalai Lama ha istituito l'Amministrazione Centrale Tibetana, promuovendo una costituzione democratica.

Ha fondato scuole, monasteri, archivi e centri di conservazione culturale, trasformando la diaspora tibetana in una comunità coesa a livello globale.

Nel 2011 ha compiuto un passo storico: ha rinunciato formalmente a ogni carica politica, consegnando il potere a un leader eletto (Sikyong), per dedicarsi interamente alla sua missione di maestro spirituale e ambasciatore di pace.


La diatriba con la Cina


Il cuore del conflitto è il controllo del futuro.

Il Panchen Lama è, per tradizione, la seconda carica del buddismo tibetano e colui che deve validare la reincarnazione del Dalai Lama.

Nel 1995, il Dalai Lama riconobbe come Panchen Lama il piccolo Gendun Choekyi Nyima.

Tre giorni dopo, Pechino lo fece sparire. È diventato il prigioniero politico più giovane della storia.

Al suo posto, il governo cinese impose un proprio candidato.


Perché questa ossessione di Pechino?

Perché chi controlla il Panchen Lama, controlla la nomina del prossimo Dalai Lama.

La Cina vuole che il futuro leader sia un burattino che legittimi il controllo cinese sul Tibet.

Il Dalai Lama ha risposto con una

mossa geniale e brutale:

ha dichiarato che la sua reincarnazione è un atto puramente spirituale e che, se non dovesse esserci libertà in Tibet, non si reincarnerà mai più in territorio controllato dalla Cina.

Ha spezzato il gioco politico di Pechino, avvertendo che il lignaggio potrebbe finire con lui piuttosto che diventare uno strumento di propaganda.


Approfondite i dettagli su CINASIA. A ottobre guiderò un nuovo gruppo in Tibet. Se volete vedere con i vostri occhi cosa significa questa attesa e camminare dove la storia è stata scritta, scrivetemi subito. I posti sono limitati.

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