Hashima
l'inferno di cemento che ha ispirato 007
Di Lorenza Marini
Avete presente il film di James Bond Skyfall?
Ricordate la sinistra isola rifugio del villain Silva? Ecco, quella è Hashima, un ammasso di cemento abbandonato nel mare al largo di Nagasaki, in Giappone.
Ma la realtà dietro la finzione cinematografica è infinitamente più complessa e brutale.
La breve vita di un colosso
Hashima, nota anche come Gunkanjima (l'isola nave da guerra per la sua forma), non è sempre stata un fantasma.
Dal 1887, quando la Mitsubishi la acquistò per estrarre carbone dai fondali marini, l'isola fu trasformata in una delle miniere più produttive del Giappone.
Per ospitare i lavoratori e le loro famiglie in uno spazio minuscolo (appena 6,3 ettari), la Mitsubishi costruì un labirinto di palazzi in cemento armato.
Nel suo momento di massimo splendore, negli anni 50, Hashima ospitava 5.259 persone. Aveva la densità abitativa più alta mai registrata nella storia: circa 83.500 persone per chilometro quadrato.
Come si viveva sull'isola
Nonostante l'isolamento, Hashima era una città autosufficiente:
Architettura verticale:
Per risparmiare spazio, gli edifici venivano costruiti uno sopra l'altro. Il complesso Edificio 65, costruito nel 1916, fu uno dei primi condomini in cemento del Giappone.
Servizi:
C'erano scuole, ospedali, cinema, negozi, barbieri e persino un tempio.
Assenza di verde:
La carenza di suolo rendeva impossibile avere giardini a terra. Gli abitanti creavano piccoli orti sui tetti dei palazzi per coltivare verdure, creando giardini pensili di fortuna sui tetti .
Condizioni di lavoro:
Sotto la superficie, la vita era un incubo. Durante la Seconda Guerra Mondiale, migliaia di coreani e cinesi furono portati qui come lavoratori forzati, molti dei quali morirono per malnutrizione o incidenti in miniera.
Il crollo e l'abbandono
Il declino iniziò negli anni 60, quando il carbone fu progressivamente sostituito dal petrolio.
Nel 1974, la Mitsubishi chiuse definitivamente la miniera.
In un solo giorno, gli abitanti furono fatti evacuare.
L'abbandono fu istantaneo:
molti oggetti sono rimasti esattamente dove erano stati lasciati. Ancora oggi, camminando tra le rovine (attraverso percorsi guidati), si possono vedere tavoli apparecchiati, televisori anni 70 e giocattoli abbandonati, come se i residenti fossero appena usciti di casa.
È possibile visitarla oggi?
Sì, Hashima fa parte del patrimonio dell'UNESCO come sito della rivoluzione industriale Meiji.
Le visite sono rigorosamente controllate: si può accedere solo tramite tour organizzati che permettono di percorrere un sentiero sicuro, lontano dagli edifici pericolanti, a rischio di crollo imminente a causa dell'erosione salina e dei tifoni.
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