Una città assurda in Corea: SONGDO

Pubblicato il 30 giugno 2026 alle ore 10:09

Songdo: la città che non esisteva. E che forse è il futuro che non volevamo.

Di Lorenza Marini 

Oggi voliamo in Corea del Sud, non a Seoul, non a Busan. A Songdo.


Una città che non è una città:

è un software che ha preso forma fisica.

Ci andai nel 2016 quindi chissà quanto ancora sarà cambiata ma ho parlato con un mio amico giapponese che ci è stato un mese fa e pazzesco! 

Prima, qui c'era il mare


Songdo non è stata costruita. È stata strappata all'oceano.
Siamo nella baia di Incheon, a 65 chilometri da Seoul. Nel 2002, dove c'era acqua, hanno iniziato a versare sabbia, cemento acciaio. 600 ettari di terreno bonificato, praticamente dal nulla. Un'operazione che ha richiesto anni di lavori idraulici prima ancora di poter posare una fondazione.


Costo totale dell'operazione:

oltre 40 miliardi di dollari.


È il progetto di sviluppo urbano privato più costoso della storia dell'umanità. Non finanziato da uno Stato, non nato da secoli di sedimentazione urbana.

Progettato a tavolino, finanziato da privati, principalmente dalla joint venture tra la società americana Gale International la coreana POSCO E&C, consegnato come un prodotto finito.


Un iPhone.
Ma di cemento armato fibra ottica.


La città senza bidoni della spazzatura


Arrivate a Songdo cercate un camion della spazzatura. Non lo trovate. Quasi come in Giappone ma lì in seguito ad un attacco terroristico ma qua è quasi futuristico direi 

 Non perché la città sia sporca.

Perché i rifiuti non passano per strada.


Sotto ogni edificio residenziale c'è una bocchetta. I residenti ci buttano i rifiuti. Da lì, un sistema di tubi pneumatici sotterranei aspira tutto, a velocità fino a 70 km/h, lo trasporta direttamente alla centrale di trattamento automatizzata, dove viene separato, riciclato smaltito.

Niente odori. Niente camion. Niente bidoni sul marciapiede.


Il sistema è stato sviluppato dalla società svedese Envac, la stessa tecnologia usata in alcune zone di Barcellona Abu Dhabi, ma mai su scala urbana completa come a Songdo.


La città letteralmente respira, ma non espelle. I rifiuti spariscono sottoterra come se non fossero mai esistiti.

 

Il cervello della città:

U-City Operations Center


Al centro di Songdo c'è una stanza. Non è un municipio, non è un commissariato. È il U-City Operations Center, da qui, operatori umani affiancati da intelligenza artificiale monitorano tutto.

Tutto nel senso letterale:


Traffico, ogni incrocio, ogni semaforo, ogni rallentamento
Parcheggi, quanti posti liberi, dove, in tempo reale
Consumi idrici, ogni edificio, ogni anomalia
Qualità dell'aria, sensori distribuiti per tutta la città
Sicurezza, telecamere, sensori di movimento, allarmi

Se in un palazzo scatta un allarme antincendio, il centro operativo sa in secondi: piano esatto, numero stimato di persone nell'edificio, condizioni del traffico su ogni percorso di accesso per i mezzi di soccorso. I vigili del fuoco arrivano già informati.

 

I lampioni che pensano


A Songdo, un lampione non è un lampione.
È un hub tecnologico che fa almeno cinque cose contemporaneamente:


Regola l'intensità luminosa in base alla presenza di persone nei dintorni, se non c'è nessuno, si abbassa.

Risparmio energetico automatico.
Trasmette dati in tempo reale alla rete cittadina
Rileva anomalie ambientali, temperatura, umidità, qualità dell'aria
Funziona da nodo della rete wi-fi pubblica
Ospita telecamere di sorveglianza integrate

La densità di sensori è tale che non esiste un angolo della città non monitorato. Non è una scelta di sicurezza: è l'architettura stessa del sistema. I dati fluiscono costantemente verso il centro operativo come sangue verso il cuore.


Il controllo che non si vede


Ecco la cosa più interessante, più inquietante, di Songdo.
Non ci sono posti di blocco. Non ci sono poliziotti ad ogni angolo. Non ci sono controlli aggressivi.
Eppure la criminalità è praticamente inesistente.

Come è possibile?


Il controllo è architettonico. L'intera struttura urbana è progettata per rendere i comportamenti devianti difficili, visibili, registrati. Non serve punire: l'ambiente stesso li previene.
È quello che gli urbanisti chiamano CPTED, Crime Prevention Through Environmental Design. Ma Songdo lo porta a un livello mai visto prima. Non è una scelta progettuale tra le altre: è il principio fondante dell'intera città.


Ogni comportamento è incanalato. Ogni percorso è calcolato. Ogni spazio è ottimizzato.
Il filosofo Jeremy Bentham nel 1791 aveva immaginato il Panopticon, una prigione circolare dove il guardiano al centro può vedere tutti i detenuti in ogni momento, i detenuti sanno di essere potenzialmente osservati sempre. Il risultato? Si autoregolano.


Songdo è un Panopticon da 40 miliardi di dollari con vista sul mare ristoranti fusion.


12 minuti a piedi da tutto


Uno dei principi fondanti del masterplan di Songdo è la regola dei 12 minuti.
Qualsiasi cosa ti serva, supermercato, scuola, ufficio, parco, ospedale, stazione della metro, deve essere raggiungibile a piedi in massimo 12 minuti da qualsiasi punto residenziale.


Non è un obiettivo. È un vincolo di progettazione. Se non rispettato, il progetto non viene approvato.


Il risultato è una città dove il 40% della superficie è destinata a verde pubblico, parchi, canali, aree pedonali. Il Central Park di Songdo è una copia quasi letterale di quello di New York, negoziata con la città di New York stessa come parte del progetto.
Hanno eliminato lo stress urbano eliminando l'imprevisto. Tutto è dove deve essere. Tutto funziona come deve funzionare.

Il caos, quello caos creativo, imprevedibile, a tratti fastidioso che rende vive le città, è stato progettato fuori dall'equazione.


Il paradosso che nessuno vuole ammettere


Songdo doveva ospitare 300.000 persone entro il 2015.
Oggi, a più di vent'anni dall'inizio dei lavori, ci vivono circa 100.000 persone. Un terzo delle previsioni.
Gli appartamenti ci sono. Gli uffici ci sono. I sensori ci sono. Il sistema pneumatico dei rifiuti funziona. Il centro operativo monitora tutto.
Ma la gente non è venuta.


O meglio: viene a lavorare, poi torna a Seoul la sera.

Songdo è percepita come sterile. Perfetta, sì, ma fredda. Manca quello strato di imperfezione, di storia accumulata, di caos stratificato che rende una città un posto dove si vuole vivere non solo stare.


I bar di Seoul sono rumorosi, affollati, imprevedibili. Le strade hanno angoli sbagliati, odori forti, persone che camminano contromano. Songdo no. Songdo funziona.


E forse è proprio questo il problema.
La gabbia d'oro del XXI secolo


La domanda vera su Songdo non è tecnica. È filosofica.


Abbiamo eliminato il caos per avere la perfezione.
Abbiamo eliminato l'imprevisto per avere l'efficienza.
Abbiamo eliminato la privacy per avere la sicurezza.
Ne valeva la pena?


La tua impronta digitale, ogni movimento, ogni acquisto, ogni rifiuto buttato nel tubo pneumatico, è registrata, analizzata, archiviata. Non da uno Stato autoritario. Da una città che si definisce smart. Da un sistema progettato per servirti meglio.


La differenza tra una smart city uno Stato di sorveglianza è sottile.

Forse è solo una questione di chi possiede i dati per quale scopo li usa.


Songdo oggi. Dove domani?


Cina ha già 500 città definite smart in vari stadi di sviluppo. L'Arabia Saudita sta costruendo NEOM, una città lineare lunga 170 chilometri nel deserto, progettata per 9 milioni di abitanti, senza automobili, senza strade tradizionali, con intelligenza artificiale integrata in ogni aspetto della vita.


Il futuro delle città si sta decidendo adesso.
E si sta decidendo in Asia.


Ci vivreste?


Efficienza totale, criminalità zero, verde ovunque, tutto a 12 minuti a piedi.
Ma ogni tuo movimento registrato. Ogni tua azione monitorata. Ogni tua impronta digitale archiviata.
Paradiso di comodità o gabbia d'oro definitiva?
Ditemelo nei commenti. La risposta che date dice molto su dove volete che vada il mondo.


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