Le Crepe del Dragone
di Lorenza Marini
La narrativa di una Repubblica Popolare Cinese infallibile e inarrestabile domina da anni i media globali. Tuttavia, un'analisi quantitativa e strutturale rivela che Pechino si trova ad affrontare una "tempesta perfetta".
Dietro le imponenti infrastrutture e la leadership tecnologica si nascondono scompensi sistemici che mettono a rischio la stabilità economica e la coesione sociale del Paese.
Il "Sogno Cinese"
Il fulcro ideologico dell'amministrazione di Xi Jinping è racchiuso nel concetto di "Sogno Cinese" (中国梦 - Zhōngguó Mèng), incentrato sul "grande ringiovanimento della nazione".
Sebbene espresso con la retorica del socialismo con caratteristiche cinesi, esso presenta secondo me forti analogie strutturali e psicologiche con lo slogan americano
"Make America Great Again" (MAGA).
Entrambe le narrative si fondano su un forte revanchismo storico: la promessa di riscattare la nazione da un percepito declino o da passate umiliazioni esterne (il "secolo dell'umiliazione" per la Cina, la deindustrializzazione e la perdita di centralità culturale per la Rust Belt americana).
Entrambi i movimenti propugnano un deciso nazionalismo economico, il ritorno alla centralità manifatturiera, una postura geopolitica aggressiva ("America First" da un lato, la proiezione marittima e la Nuova Via della Seta dall'altro) e un forte richiamo ai valori tradizionali e all'ordine sociale, rigettando le influenze liberali occidentali. Tuttavia, mentre il MAGA si sviluppa in un contesto democratico-populista di contrapposizione interna, il Sogno Cinese è imposto dall'alto come un dogma di Stato monolitico, rendendo le sue crepe interne ancora più pericolose per la stabilità del regime.
L'implosione demografica
La Cina sta affrontando una crisi demografica senza precedenti storici in tempo di pace, esacerbata dagli effetti a lungo termine della "politica del figlio unico" (1979-2015).
Il tasso di fecondità totale è crollato a circa 1,0 - 1,2 figli per donna, ben al di sotto della soglia di sostituzione generazionale fissata a 2,1.
Questo significa che una forza lavoro sempre più esigua dovrà sostenere i costi previdenziali e sanitari di una popolazione iper-invecchiata, drenando risorse capitali dagli investimenti in ricerca e sviluppo produttivo. Peggio che da noi 🤦🏻♀️
La frattura sociologica dei giovani Tang Ping e Bai Lan
Il patto sociale implicito tra il Partito Comunista e le nuove generazioni ("rinuncia alle libertà politiche in cambio di benessere e mobilità sociale") si è incrinato.
A fronte di ritmi lavorativi insostenibili, come il famigerato modello "996" (dalle 9 del mattino alle 9 di sera, 6 giorni alla settimana), e della saturazione del mercato del lavoro per i neolaureati, è nata una forma di resistenza passiva e nichilista.
Tang Ping (躺平 - Sdraiarsi a terra): Rappresenta il rifiuto attivo dell'iper-competizione.
I giovani scelgono deliberatamente di consumare il minimo indispensabile, non sposarsi, non fare figli e non acquistare beni immobili, limitandosi a lavori precari o part-time per garantire la pura sussistenza.
Bai Lan
(摆烂 - Lasciare che tutto marcisca)
È un'evoluzione ancora più radicale e cinica del Tang Ping.
Di fronte all'impossibilità di raggiungere gli obiettivi tradizionali (comprare casa, fare carriera), l'individuo decide di abbandonare completamente ogni sforzo, accettando il deterioramento della propria situazione finanziaria e sociale con totale disincanto.
Questa ritirata di massa dal ciclo produttivo si riflette nel collasso del mercato del lavoro giovanile.
Il tasso di disoccupazione della fascia 16-24 anni ha superato il record storico del 21,3%, spingendo l'Ufficio Nazionale di Statistica a sospendere temporaneamente la pubblicazione dei dati per ricalibrare i parametri metodologici (escludendo gli studenti), riprendendo poi le pubblicazioni con un dato ufficiale pur sempre critico attorno al 14-15%.
Il collasso del mercato immobiliare e il caso Evergrande
Il settore immobiliare e l'indotto delle costruzioni hanno rappresentato per anni circa il 25-30% del PIL cinese.
Il modello di crescita si basava sulla vendita di appartamenti "sulla carta" (pre-vendite) e su una leva finanziaria estrema e non sostenibile da parte degli sviluppatori.
L'introduzione da parte di Pechino della politica delle "Tre Linee Rosse" nel 2020, volta a limitare l'indebitamento dei costruttori, ha fatto scoppiare la bolla.
Il simbolo macroscopico di questo fallimento strutturale è stato il gigante China Evergrande Group, formalmente liquidato dal tribunale di Hong Kong a inizio 2024 dopo aver accumulato passività finanziarie astronomiche superiori a 300 miliardi di dollari. Il collasso non si è limitato ad Evergrande: altri colossi come Country Garden hanno registrato default miliardari o ristrutturazioni del debito.
Le conseguenze sistemiche sono devastanti: milioni di cittadini della classe media hanno investito i risparmi di una vita (fino al 70% della ricchezza privata dei cittadini cinesi è allocata nel mattone) in immobili mai completati. Il crollo dei prezzi delle case (stimato tra il -10% e il -20% nelle principali città) ha generato un forte effetto ricchezza negativo, deprimendo i consumi interni e spingendo l'economia verso una spirale deflazionistica.
Il paradosso energetico: la dipendenza sistemica dal carbone
Nonostante la Cina sia il leader mondiale indiscusso per investimenti in energie rinnovabili, capacità fotovoltaica
installata ed esportazione di veicoli elettrici (EV), la sua sicurezza energetica di base rimane indissolubilmente
legata alle fonti fossili ad alta intensità di carbonio.
Nel corso degli ultimi anni, per evitare i blackout che hanno colpito i distretti industriali di Guangdong e Zhejiang a causa della volatilità delle fonti rinnovabili, Pechino ha accelerato l'approvazione e la costruzione di nuove centrali a carbone.
La Cina consuma annualmente più di 4,5 miliardi di tonnellate di carbone, una quantità superiore a quella utilizzata dal resto del pianeta combinato.
Questa contraddizione strutturale dimostra come la transizione ecologica cinese sia sottomessa alla necessità primaria di garantire la stabilità produttiva e l'autarchia energetica di fronte alle tensioni geopolitiche internazionali.
Le due Cine e il sistema discriminatorio dell'Hukou
La frattura socio-economica interna è istituzionalizzata dal sistema dell'Hukou (户口), il registro di residenza introdotto in epoca maoista che divide rigidamente la popolazione tra residenti urbani e rurali.
Questo passaporto interno lega l'accesso ai servizi sociali essenziali (sanità pubblica, istruzione di livello, sussidi di disoccupazione e pensioni) al luogo di nascita.
Oltre 300 milioni di lavoratori migranti stagionali vivono e lavorano nelle grandi metropoli costiere (Shenzhen, Shanghai, Pechino) sprovvisti di un Hukou urbano.
Questo status li trasforma di fatto in cittadini di seconda classe nelle città che essi stessi costruiscono: i loro figli non possono frequentare le scuole pubbliche locali e l'assistenza medica è interamente a loro carico.
Il risultato è un abisso economico: il reddito disponibile pro capite nelle aree urbane rimane stabilmente superiore di circa 2,5 - 2,8 volte rispetto a quello delle comunità rurali dell'interno, alimentando una disparità geografica e sociale esplosiva.
E quindi
La convergenza di questi fattori esclude l'ipotesi di un collasso improvviso e caotico, data la massiccia capacità di intervento e controllo finanziario dello Stato profondo cinese.
Tuttavia temo l'era della crescita a doppia cifra sinsoa definitivamente conclusa.
La Cina si trova intrappolata in quella che gli economisti definiscono
la "trappola del reddito medio"
aggravata da una crisi di fiducia interna dei consumatori e da un isolamento geopolitico crescente.
Il Dragone non sta crollando anzi tutt'altro, ma sta ridimensionando drasticamente le sue ambizioni globali, costretto a gestire una complessa transizione verso una crescita a basso regime erosa dalle sue stesse contraddizioni interne.
Aggiungi commento
Commenti