Cina.. gas e petrolio e guerra in Iran

Pubblicato il 22 marzo 2026 alle ore 12:23

Lorenza Marini 

Cina, benzina e guerra in Iran:

perché l’Asia regge mentre l’Europa trema

La crisi del petrolio legata alla guerra in Iran sta spingendo molti Paesi verso le rinnovabili: il Pakistan, grazie al boom di solare ed eolico, ha già evitato oltre 12 miliardi di dollari di importazioni di petrolio e gas, diventando molto meno vulnerabile allo Stretto di Hormuz. Anche la Cina sta accelerando: pur restando un gigante del petrolio, sta investendo massicciamente in fotovoltaico e batterie per ridurre la dipendenza dalle rotte a rischio e trasformare la crisi energetica in un vantaggio industrialeLa guerra in Iran non è solo un conflitto regionale: è un terremoto che scuote il cuore del sistema energetico mondiale. Eppure, mentre in Europa i prezzi di benzina e gas saltano come molle, in Cina e in buona parte dell’Asia l’impatto è molto più controllato.
Il motivo non è fortuna: è ingegneria geopolitica.

 

 Il punto che decide tutto: lo Stretto di Hormuz

Lo Stretto di Hormuz è il rubinetto del mondo.
Da quei 40 km di mare passa:

• circa un quinto del petrolio globale
• una quota enorme del GNL diretto verso Asia
• quasi tutte le esportazioni energetiche di Iran, Iraq, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita


Quando c’è guerra, anche senza un blocco formale, succede questo:

• le petroliere rallentano
• le assicurazioni esplodono
• il rischio percepito fa salire i benchmark (Brent, Dubai/Oman)


Risultato immediato: benzina e gas più cari ovunque.
Ma non ovunque allo stesso modo.

 

Perché la Cina non va in panico: la sua architettura energetica

La Cina ha costruito negli ultimi vent’anni un sistema pensato per resistere esattamente a questo scenario.

 

A) Diversificazione estrema delle fonti

La Cina non dipende da un solo rubinetto.
Il suo petrolio e gas arrivano da:

• Russia (oleodotti ESPO, Power of Siberia)
• Asia Centrale (Kazakhstan, Turkmenistan)
• Medio Oriente (Arabia Saudita, Iraq, Iran)
• Sud‑Est asiatico e Australia (GNL)
• Rotta Myanmar–Yunnan (oleodotto e gasdotto alternativi a Hormuz)


Più fonti = meno vulnerabilità.

 

B) Contratti a lungo termine

Pechino firma accordi pluriennali con prezzi stabilizzati.
Questo vale soprattutto per:

• petrolio saudita
• gas del Turkmenistan
• GNL australiano
• petrolio iraniano (spesso scontato per via delle sanzioni)


Quando il mercato impazzisce, la Cina paga molto meno del prezzo spot.

 

C) Riserve strategiche gigantesche

La Cina ha accumulato riserve statali + commerciali che coprono mesi di domanda.
In caso di crisi, apre i rubinetti interni e ammortizza gli aumenti.

 

Le aziende che controllano benzina e gas in Cina

Il sistema energetico cinese è dominato da tre colossi statali:

CNPC / PetroChina – estrazione, gasdotti, distribuzione
Sinopec – raffinazione e rete carburanti più grande del Paese
CNOOC – importazioni di GNL e progetti offshore


Queste aziende non rispondono solo al mercato:

rispondono allo Stato.
Se i prezzi globali salgono troppo, possono:

• assorbire margini
• ritardare aumenti
• modulare l’offerta


È un cuscinetto che in Europa semplicemente non esiste.

Accanto a loro ci sono le teapot refineries, raffinerie private molto attive, ma sempre sotto licenze e quote statali. Non possono influenzare il prezzo nazionale.

 

Come si forma il prezzo della benzina in Cina

La Cina usa un sistema “a finestra”:

• osserva i prezzi internazionali per un periodo
• se la variazione supera una soglia → aggiorna
• esistono limiti minimi e massimi per evitare shock


In pratica:

• gli aumenti arrivano più tardi
• arrivano più smussati
• parte del costo viene assorbita da Stato e aziende statali


Per questo, anche con la guerra in Iran, la benzina cinese non esplode.

 

 Il gas: il vero punto debole dell’Asia… ma non della Cina

Molti Paesi asiatici dipendono dal GNL del Qatar, che passa proprio da Hormuz.
Giappone e Corea del Sud sono altamente vulnerabili.

 

La Cina invece ha tre vantaggi:

• gasdotti terrestri (Russia, Asia Centrale) →

non passano da Hormuz
• contratti GNL a lungo termine
• CNOOC come gigante stabilizzatore


Se il Qatar rallenta,

la Cina può compensare con Russia e Turkmenistan.
Tokyo e Seoul no.

 

Asia a confronto: chi soffre e chi regge

Giappone e Corea del Sud

• quasi zero risorse interne
• dipendenza altissima dal Medio Oriente
→ molto esposti agli shock di Hormuz


India

• mix di aziende statali (IOC, BPCL, HPCL) e privati
• compra molto petrolio scontato da Russia e Iran
→ più flessibile, ma meno protetta della Cina


Sud‑Est asiatico

• forte dipendenza dal GNL
→ prezzi più volatili

 

L’Europa: il contrario della Cina

L’Europa vive l’effetto opposto:

• mercato carburanti liberalizzato
• tasse altissime su benzina e diesel
• dipendenza crescente dal GNL via nave
• nessun controllo statale sui prezzi alla pompa
• scorte strategiche più limitate


Quando il Brent sale,

il prezzo alla pompa sale subito.
In Cina no.

 

 

La guerra in Iran colpisce il punto più fragile del sistema energetico mondiale: lo Stretto di Hormuz.
L’Europa lo sente come uno schiaffo immediato.
L’Asia lo sente, ma in modo diverso.


La Cina quasi non trema.

Perché?

• ha più fonti
• ha più riserve
• ha più contratti stabili
• ha aziende statali che assorbono gli shock
• ha prezzi regolati


È un modello costruito per resistere proprio a questo tipo di crisi.

 

GRAZIE PER AVER LETTO QUESTO MIO ARTICOLO

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