Alibaba e Jack Ma

Pubblicato il 16 giugno 2026 alle ore 09:03

Jack Ma e Alibaba 

di Lorenza Marini 


La storia di Jack Ma non è quella di un predestinato.

È la storia di un uomo che, per anni, si è sentito dire no così tante volte da trasformare il rifiuto nel suo carburante principale.


Nato a Hangzhou nel 1964, figlio di musicisti in una Cina che ancora portava le ferite della Rivoluzione Culturale, Jack non era certo un genio della matematica. Anzi: è stato bocciato due volte alle elementari, tre alle medie e ha dovuto tentare per tre volte l'esame di ammissione all'università prima di riuscire a entrare al Hangzhou Teacher’s Institute.


La gavetta invisibile


Prima di diventare il volto dell'e-commerce mondiale, Jack ha vissuto nel precariato totale.


Dopo la laurea, ha presentato domanda per oltre 30 posti di lavoro e è stato scartato da tutti.

Persino quando arrivò il primo KFC a Hangzhou: su 24 candidati, 23 furono assunti. Indovinate chi fu l'unico rifiutato? Esatto, lui. Gli dissero semplicemente: Non sei adatto.


Ma c'era una cosa che Jack aveva capito prima di chiunque altro: l'inglese.


Per anni, ogni mattina, percorreva 27 km in bicicletta per andare all'hotel internazionale della città, facendo da guida turistica gratuita agli stranieri solo per allenare la lingua.

Fu lì che una turista gli diede il nome Jack. Quella curiosità per il mondo occidentale, unita alla tenacia di un insegnante d'inglese sottopagato (guadagnava 12 dollari al mese), stava preparando il terreno per la grande rivoluzione.


L'idea nata dal vuoto


Tutto è iniziato con una ricerca su internet. Jack cercò birra cinese e non trovò nulla: zero risultati. Quello fu il momento della rivelazione.


Nel 1999, nel suo piccolo appartamento di Hangzhou, radunò 17 amici e chiese loro di investire i propri risparmi. Nacque Alibaba, un portale B2B per aiutare le piccole imprese cinesi a vendere al resto del mondo. All'epoca, molti pensavano fosse un folle.


Il successo arrivò, vertiginoso. Alibaba divenne un ecosistema infinito: da Taobao a Alipay, la piattaforma che risolse il problema della fiducia nei pagamenti online in un Paese ancora scettico verso il digitale.

Nel 2014, il botto definitivo:

la quotazione al New York Stock Exchange. Un’IPO da 25 miliardi di dollari, la più grande della storia.


Il silenzio e la tempesta del 2020


Poi, nel 2020, il cortocircuito. Durante il Bund Finance Summit, Jack Ma osò criticare apertamente il sistema bancario cinese, definendolo da banco dei pegni.

Fu la goccia che fece traboccare il vaso.

Il governo congelò l'IPO di Ant Group (la sua creatura fintech) e Jack, letteralmente, spari dai radar.
Per mesi, le speculazioni si sprecarono:

dove è finito? È agli arresti? È in esilio?


La verità, come spesso accade, sta nel mezzo. Jack non era sparito nel nulla, ma aveva perso la sua aura di intoccabile. Le autorità avevano deciso che nessun imprenditore, per quanto potente, poteva oscurare l'autorità del Partito.


Jack Ma oggi: Tra silenzio e intelligenza artificiale


Nel 2020, il suo patrimonio sfiorava i 60 miliardi di dollari. Oggi, la cifra è drasticamente ridimensionata – parliamo di circa 25-26 miliardi di dollari – a causa del ridimensionamento delle sue aziende e delle pressioni regolatorie.


E cosa fa oggi, nel 2026? Lontano dai riflettori che un tempo cercava, Jack ha assunto un ruolo più defilato, concentrandosi sulla filantropia e, soprattutto, sull'istruzione e sull'innovazione tecnologica. Mentre Ant Group sta tentando di integrare l'intelligenza artificiale nel cuore del suo ecosistema (l'assistente AI Ah Bao per Alipay è l'ultima sfida tecnologica del gruppo), Jack sembra aver accettato il suo nuovo ruolo: non più il re della tecnologia, ma un visionario in pensione che osserva la sua creatura cambiare pelle per sopravvivere in un mercato, quello cinese, diventato spietato anche per i giganti.

Aggiungi commento

Commenti

Non ci sono ancora commenti.