Mao Zedong

Pubblicato il 10 giugno 2026 alle ore 11:21


Mao Zedong

di Lorenza Marini 

Il bilancio storico di Mao Zedong non accetta mezze misure. Leader carismatico, stratega spietato, icona pop ed emblema di una delle tragedie umanitarie più vaste del ventesimo secolo. Per comprendere la Cina odierna, bisogna guardare oltre la retorica e analizzare i fatti nudi. E qua ci proverò 🩷


Origini e ascesa


Nato nel 1893 a Shaoshan, nello Hunan, Mao cresce in una famiglia di contadini proprietari terrieri. La sua formazione non è solo politica, ma marziale e filosofica.

Nel 1949, dopo decenni di guerra civile contro i nazionalisti di Chiang Kai-shek, proclama la nascita della Repubblica Popolare Cinese da Piazza Tiananmen.

È il momento in cui la Cina smette di essere il malato dell'Asia e inizia il suo percorso verso il ritorno al centro del mondo. Fine del secolo delle umiliazioni e oppio. 


Vita privata


Mao è un uomo di eccessi. Quattro mogli, dieci figli e una vita vissuta sul filo del rasoio.

La sua immagine di grande nuotatore non era solo propaganda: la traversata dello Yangtze nel 1966, a 72 anni, fu un segnale fisico di vigore rivoluzionario.

Il suo Libretto Rosso divenne, negli anni 60 e 70, l'accessorio politico più diffuso sul pianeta, un concentrato di massime che mescolava pragmatismo contadino e fanatismo ideologico.


Le ombre:

Il Grande Balzo e la Rivoluzione


Tra il 1958 e il 1962, il Grande Balzo in Avanti tentò di trasformare l'economia agraria in industriale tramite la collettivizzazione forzata.

La realtà fu brutale: la produzione di acciaio artigianale di scarsa qualità divenne prioritaria rispetto al raccolto. Il risultato fu la più vasta carestia della storia: i dati accademici parlano di un numero di morti compreso tra 15 e 45 milioni.


Non ancora sazio, nel 1966 Mao lanciò la Rivoluzione Culturale, terminata solo con la sua morte nel 1976.

L'obiettivo era epurare la società da ogni residuo borghese e tradizioni antiche. Insegnanti, intellettuali e chiunque possedesse un libro furono mandati nei campi a rieducarsi attraverso il lavoro manuale o perseguitati dalle Guardie Rosse. Fu una decennale paralisi del sistema educativo e un trauma che ancora oggi scava la memoria collettiva del Paese.


Le luci:

La costruzione di una potenza


Nonostante il bilancio tragico, la Cina di Mao è il basamento su cui poggia quella attuale. Ecco i fatti concreti:

Unificazione: Ha ricompattato un territorio frammentato dopo decenni di signori della guerra e ingerenze straniere.

Lingua e identità: Ha imposto il mandarino standard, azzerando le barriere comunicative tra le province e creando un'identità nazionale monolitica.

Alfabetizzazione: Ha trasformato una nazione di analfabeti in una popolazione alfabetizzata, condizione necessaria per l'esplosione industriale successiva.

Diritti sociali: Ha abolito pratiche feudali come i matrimoni combinati e il concubinato, proclamando che le donne sostengono metà del cielo.

 


Il verdetto della storia


I cinesi oggi riassumono il suo operato con la formula del 70 percento giusto e 30 percento sbagliato. È una definizione pragmatica che serve a mantenere la stabilità. Quando si studia Mao, si studia la capacità di piegare una nazione intera alla propria volontà attraverso il linguaggio, il terrore e una visione strategica a lungo termine.

Mao non è stato solo un uomo: è stato un sistema. E studiarlo in inglese, come feci durante i miei anni in Cina, permette di cogliere meglio quella prosa tagliente e cinica che ha reso possibile il cambiamento radicale di un miliardo di persone.


Cosa rimane oggi di questa eredità? Rimane il ritratto di Mao sopra Piazza Tiananmen, ancora lì, a osservare un Paese che ha cambiato pelle, ma che non ha ancora smesso di fare i conti con il suo passato.

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