Superstizioni in Asia: Cina, Corea, Giappone e India
di Lorenza Marini
Le superstizioni asiatiche sono un intreccio di linguaggio, religione, simboli, antenati e rituali quotidiani. Molte influenzano ancora oggi architettura, regali, abitudini domestiche e comportamento sociale.
🇨🇳 Cina
1. Il numero 4 (四 sì)
Il numero 4 è evitato perché la sua pronuncia è quasi identica a “morte” (死 sǐ).
Per questo negli ascensori mancano spesso i piani 4, 14, 24, 44, ecc. Wikipedia
2. Non regalare orologi (送钟 sòng zhōng)
Regalare un orologio significa “accompagnare qualcuno alla fine”, perché la frase suona come “partecipare a un funerale”.
3. Non regalare ombrelli (伞 sǎn)
“Umbrella” suona come “separarsi” (散 sàn). Regalare un ombrello a una coppia porta rottura.
4. Bacchette e riso verticale
• Non infilare le bacchette nel riso: ricorda l’incenso nei funerali.
• Non passare cibo da bacchette a bacchette: imita il rituale funebre del passaggio delle ossa.
5. Specchi
Gli specchi sono considerati portali per spiriti e sfortuna. Romperli porta anni di cattiva sorte.
6. Colore bianco
Il bianco è il colore del lutto, non si usa nei festeggiamenti.
7. Regali “fortunati”
• Frutta rossa
• Tè pregiato
• Oggetti in rosso e oro
• Coppie di oggetti (mai 4)
🇰🇷 Corea del Sud
1. Scrivere il nome in inchiostro rosso
È un tabù assoluto: in passato si scrivevano in rosso i nomi dei defunti. Scrivere il nome di un vivo porta sfortuna o “chiamata della morte”.
2. Il numero 4 (사 sa)
Come in Cina e Giappone, il numero 4 è evitato perché suona come “morte”. Ascensori e camere saltano il numero. nextdestinat...
3. Non regalare scarpe
Si dice che la persona “scapperà via”.
4. Non fischiare di notte
Si crede che attiri spiriti o demoni.
5. Pollo e superstizione
• Regalare pollo fritto a un amico porta fortuna.
• Ma regalare ali al partner è male: “volerà via”.
6. Ventilatore della morte
Dormire con un ventilatore acceso in una stanza chiusa è considerato pericoloso (credenza moderna ma radicata).
7. Tagliare le unghie di notte
Si dice che attiri spiriti maligni.
🇯🇵 Giappone
1. Numero 4 (shi) e 9 (ku)
• 4 = “shi”, suono di “morte”
• 9 = “ku”, suono di “sofferenza”
Molti ospedali evitano camere 4 e 9.
2. Bacchette e riso verticale
Come in Cina: gesto funebre.
Anche passare cibo da bacchette a bacchette è proibito.
3. Regali: piante e fiori
• Evitare piante da vaso per i malati: “le radici trattengono la malattia”.
• Evitare fiori bianchi (lutto).
• Evitare numeri pari in mazzi (soprattutto 4).
• Fiori consigliati: crisantemi gialli (nobili), orchidee, camelie (ma non ai malati), peonie.
4. Rompere un pettine
Il pettine (櫛 kushi) contiene i suoni “ku” (sofferenza) e “shi” (morte). Romperlo è un presagio negativo.
5. Specchi
Gli specchi sono sacri nello Shinto. Romperli porta sfortuna e “rottura dell’anima”.
6. Non regalare forbici o coltelli
Tagliano la relazione.
🇮🇳 India
1. Numero 8
L’8 è associato al pianeta Saturno (Shani), portatore di prove e difficoltà. È considerato un numero “pesante”, da evitare in date importanti.
2. Abiti bianchi
Il bianco è il colore del lutto, soprattutto per le donne. Non si indossa a feste o matrimoni.
3. Non regalare oggetti taglienti
Coltelli, forbici o lame “tagliano” i rapporti.
4. Non regalare fazzoletti
Portano lacrime e separazione.
5. Non tagliare unghie o capelli di notte
Si crede che porti sfortuna e attiri spiriti.
6. Non spazzare la casa dopo il tramonto
Si dice che si “spazzi via” la prosperità.
7. Numeri e astrologia
Molte scelte (matrimoni, viaggi, acquisti) seguono l’astrologia vedica.
Superstizioni comuni in tutta l’Asia
1. Specchi rotti
In molte culture asiatiche lo specchio è un oggetto spirituale. Romperlo porta sfortuna e “rottura dell’energia”.
2. Non tagliare i capelli prima di un esame
Si crede che “tagli la conoscenza”.
3. Non dormire con i piedi verso la porta
È la posizione dei defunti portati via.
4. Non aprire l’ombrello in casa
Attira spiriti o sfortuna.
5. Non fischiare di notte
Credenza diffusa in Cina, Corea, Giappone.
6. Non scrivere nomi in rosso
Presente in Corea, Giappone e alcune zone della Cina.
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