🌸 Vent’anni di Giappone: manga, anime, cosplayer
e la cultura pop che muove un Paese
di Lorenza Marini – CINASIA
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Da vent’anni lavoro in Giappone come tour leader.
Ho accompagnato gruppi tra Tokyo, Kyoto, Osaka, Ikebukuro, Akihabara e ogni volta mi sorprende la stessa cosa: in Giappone il manga non è un passatempo. È un linguaggio sociale. Una grammatica visiva. Un ecosistema culturale che plasma estetica, moda, consumo, immaginario collettivo.
Sono Lorenza Marini, interprete di cinese e fondatrice di CINASIA. Dal 2006 racconto l’Asia sul campo e il Giappone pop è una delle mie mappe preferite.
📚 Manga: un Paese che legge al contrario
In Giappone i manga si leggono ancora da destra a sinistra e li leggono tutti: studenti, salaryman, signore in metro. Li trovi nei kombini, nei caffè, nelle sale d’attesa, perfino nei bagni dei ristoranti.
È un consumo trasversale, democratico, quotidiano.
I generi sono codificati con una precisione quasi antropologica:
• Shōnen (少年) – azione, amicizia, crescita. One Piece, Naruto, Demon Slayer.
• Shōjo (少女) – sentimenti, estetica, relazioni. Sailor Moon, Card Captor Sakura.
• Seinen (青年) – psicologia, politica, temi maturi. Berserk, Ghost in the Shell.
• Jōsei (女性) – vita reale, lavoro, amori imperfetti. Nana, Paradise Kiss.
• Isekai (異世界) – reincarnazioni e mondi paralleli. Sword Art Online, Re:Zero.
• Mecha (メカ) – robot, tecnologia, guerra. Gundam, Evangelion.
• Gekiga (劇画) – drammatico, realistico, sociale. Lone Wolf and Cub.
Io resto affezionata agli shōnen classici – One Piece, Fullmetal Alchemist – ma amo anche i jōsei che raccontano Tokyo senza filtri, come Nana.
🔊 Le onomatopee: il Giappone parla per suoni
Il manga vive di onomatopee, un universo sonoro che non esiste in nessun’altra cultura:
• doki-doki – cuore che accelera
• bam! – colpo secco
• kyaa! – urlo emozionato
• zawa-zawa – tensione nell’aria
• pyon! – salto leggero
• giri-giri – “al limite”, quasi troppo tardi
Sono codici visivi che diventano immediatamente emotivi.
Il Giappone non descrive: fa sentire.
🎥 Anime: due pilastri e un’estetica globale
L’animazione giapponese è un’industria culturale che influenza moda, design, musica, arte contemporanea.
• Studio Ghibli – Miyazaki, Totoro, Chihiro, Mononoke.
• Studio MAPPA – Attack on Titan, Jujutsu Kaisen, Chainsaw Man.
E poi l’estetica pop di Murakami Takashi, che ha portato il linguaggio manga nei musei di tutto il mondo.
🎭 Cosplayer: artigiani della trasformazione
In Giappone il cosplay è disciplina: sartoria, make-up tecnico, postura, interpretazione.
Non è travestimento: è metodo.
I nomi che contano:
• Enako – la regina assoluta.
• Reika Arikawa – maestra dei personaggi maschili.
• Hakken – androgino, magnetico, globale.
• Tomia, Aza Miyuko, Yaya Han – icone internazionali.
Li ho visti al Comiket circondati da più fotografi di una rockstar.
🗾 Tokyo pop: le tappe obbligatorie
• Akihabara – figure, gashapon, maid café, arcade.
• Ikebukuro – regno dello shōjo e del BL.
• Nakano Broadway – paradiso dei collezionisti.
• Odaiba – il Comiket, la Mecca dei cosplayer.
🌟 Personaggi che definiscono un immaginario
• Hello Kitty – nata nel 1974, non è una gatta: è una ragazza inglese stilizzata.
• Doraemon – robot blu senza orecchie, simbolo nazionale.
• Anpanman – amatissimo dai bambini.
• Sailor Moon – icona femminile globale.
• Luffy – il pirata più riconoscibile del pianeta.
• Goku – praticamente un parente di famiglia.
🎌 Conclusione
In Giappone la fantasia non è evasione: è identità.
È un linguaggio condiviso, un codice culturale, un motore economico e simbolico.
E dopo vent’anni di viaggi, studio e lavoro sul campo, continuo a pensare che il Giappone pop sia una delle chiavi più potenti per capire il Paese reale.
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