Lorenza Marini
Quando vivevo in Cina, ho imparato una cosa che nessun libro ti spiega:
internet lì non è un luogo.
È un ecosistema controllato, un ambiente che respira, reagisce, decide cosa puoi vedere e cosa no.
Il Grande Firewall non è un software.
È un mosaico di filtri: DNS, IP, ispezione profonda dei pacchetti, analisi semantica, machine learning che aggiorna liste nere ogni giorno.
Ogni parola che scrivi passa in uno scanner invisibile.
E quando scrivi qualcosa che “non deve esistere”, lo capisci subito.
Nel 2000 mi bastava digitare “Tiananmen” o “Falun Gong” e lo schermo diventava nero.
Non un errore tecnico.
Un oscuramento.
La sensazione era fisica: come se qualcuno avesse spento la luce nella stanza.
Ma dove c’è controllo, nasce creatività.
E lì ho visto nascere una lingua parallela, un codice vivo.
Creatività come resistenza
Le persone usano immagini modificate per dire ciò che non possono scrivere:
foto ribaltate, pixelate, distorte, meme che sembrano innocui ma contengono messaggi nascosti.
Un’anatra gialla diventa un simbolo.
Un leader trasformato in un personaggio dei cartoni diventa un’allusione.
Il caso più famoso: la somiglianza scherzosa con Winnie the Pooh, diventata così sensibile da essere limitata in vari contesti.
Usano metafore zoologiche per parlare di politica:
• 河蟹 (héxiè, “granchio di fiume”) → censura / armonia forzata
• 草泥马 (cǎonímǎ, “alpaca”) → protesta mascherata
• “tartarughe” → chi vive all’estero
• “pesci rossi” → chi osserva senza commentare
Usano nomi di frutta per riferirsi a eventi o concetti delicati:
• “mango” → simbolo di devozione politica
• “banana” → contenuto che scivola via prima del blocco
• “anguria” → discussione innocua fuori, esplosiva dentro
Usano screenshot di screenshot per sfuggire ai filtri OCR:
un post sensibile viene fotografato, rifotografato, incollato in un collage caotico.
Sembra un meme disordinato, ma è un messaggio camuffato.
E poi c’è il vocabolario parallelo, che ho imparato vivendo lì:
• 404 → contenuto scomparso
• 敏感词 (mǐngǎn cí, “parola sensibile”) → parola proibita
• 被和谐了 (bèi héxié le, “è stato armonizzato”) → è stato censurato
• 翻墙 (fānqiáng, “scavalcare il muro”) → usare VPN
• 404文学 (sì líng sì wénxué, “letteratura 404”) → racconti che finiscono di colpo
• 吃瓜群众 (chī guā qúnzhòng, “la folla che mangia semi”) → spettatori di scandali
• 打酱油 (dǎ jiàngyóu, “sto solo comprando salsa di soia”) → non voglio problemi
• 小粉红 (xiǎo fěnhóng, “piccoli rosa”) → giovani utenti molto patriottici
• 删前留名 (shān qián liú míng, “lascio il nome prima che cancellino”)
• 你懂的 (nǐ dǒng de, “tu sai cosa intendo”) → allusione a tema sensibile
Ogni parola è un livello.
Ogni emoji è un messaggio.
Ogni animale è un concetto politico.
L’esercito dei 50 cents
Accanto ai filtri automatici c’è una componente umana:
il cosiddetto “esercito dei 50 cents”.
Il nome nasce dall’idea che alcuni commentatori venissero pagati piccole somme per ogni intervento pubblicato.
Ma la parte interessante non è il compenso:
è la strategia.
Il loro compito non è solo cancellare contenuti.
È riempire.
Inondare discussioni con commenti positivi, deviare conversazioni, creare rumore, spostare l’attenzione.
Non eliminano il discorso: lo sommergono.
È una forma di moderazione attiva, narrativa, psicologica.
Non ti dicono “non parlare di questo”.
Ti fanno semplicemente perdere il filo.
E quando vivi lì, lo senti.
Non è solo un firewall:
è un ecosistema narrativo.
🌐 Come funziona davvero internet in Cina
In Cina, tutto l’ecosistema Google — Gmail, Maps, Drive, YouTube, Chrome Sync, Translate — è bloccato dal Grande Firewall. Questo significa che, se entri con una SIM cinese o con il Wi‑Fi locale, non si aprono proprio: Gmail non carica, Maps non trova nulla, YouTube non esiste, e anche WhatsApp/Instagram/Facebook non funzionano.
La soluzione più stabile oggi è usare una eSIM internazionale: alcune eSIM instradano il traffico fuori dalla Cina, permettendoti di usare Gmail, Google, WhatsApp e tutto il resto senza VPN, come se fossi in Europa.
Consiglio Holafly e Saily che hanno già VPN integrata.
super ma VPN non integrato.
Cosa usano i cinesi al posto dei nostri servizi
La Cina non ha “alternative”: ha un ecosistema completamente diverso, enorme e autosufficiente.
🔹 Al posto di Google
• Baidu (百度) → motore di ricerca principale
• Sogou (搜狗) → ricerca + input method
• 360 Search → alternativa minore
🔹 Al posto di Gmail
• QQ Mail (QQ邮箱)
• 163 Mail (网易邮箱)
• Sina Mail (新浪邮箱)
🔹 Al posto di WhatsApp / Messenger
• WeChat (微信) → chat, chiamate, gruppi, pagamenti, documenti, cloud, tutto
• È l’app “totale” Super App: identità digitale, lavoro, amici, pagamenti, QR, servizi pubblici
🔹 Al posto di Instagram / TikTok
• Weibo (微博) → social + microblog
• Douyin (抖音) → la versione cinese di TikTok (molto più avanzata)
🔹 Al posto di Google Maps
• Gaode Maps (高德地图 / Amap)
• Baidu Maps (百度地图)
🔹 Al posto di Uber
• Didi (滴滴出行)
🔹 Al posto di Apple Pay / Google Pay / Satispay / Paypal
• WeChat Pay (微信支付)
• Alipay (支付宝)
→ In Cina si paga solo con QR, niente contanti.
Perché i cinesi non usano VPN?
Perché non ne hanno bisogno:
tutto ciò che serve — chat, pagamenti, mappe, delivery, taxi, social, cloud — è già dentro WeChat, Alipay, Baidu, Douyin.
È un ecosistema chiuso, enorme e perfettamente integrato.
Conclusione pratica
Se vai in Cina e vuoi continuare a usare Gmail, Google, WhatsApp, Instagram, Maps, la soluzione più semplice e stabile è:
👉 attivare una eSIM internazionale che instrada il traffico fuori dalla Cina (così non ti serve VPN)
Se invece usi una SIM cinese, preparati a vivere solo con l’ecosistema locale: WeChat, Alipay, Baidu, Gaode, Douyin,…
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